IL JUDO OGGI

Parlare di judo oggigiorno significa prevalentemente affrontare un argomento sportivo, effettivamente
non sono tante le persone che alla voce judo richiamano alla mente leggende di Samurai e arti marziali.
D’altronde la grande confusione nasce proprio dall’evoluzione che il judo ha subito nel corso della sua storia.
Sul sito Wikipedia si legge “il judo è un’arte marziale giapponese e uno sport nato in Giappone alla fine del XIX secolo”.
L’ancor più autorevole D.I.R. (Dizionario Italiano Ragionato) descrive il judo come “specializzazione sportiva nata da una forma di lotta giapponese a carattere soprattutto difensiva, il cui principio fondamentale è quello di sfruttare, a proprio vantaggio, la forza dell’avversario, di batterlo con la tecnica e l’agilità piuttosto che con i muscoli”.

Arte marziale o sport? Cosa è oggi il judo?

Kodokan Judo Non mi è dato rispondere a queste domande, perché ognuno di noi “indossa” il judo secondo la propria attitudine, né è lecito escludere che esso sia un’arte e anche uno sport. D’altronde in Italia la diatriba tra i sostenitori del Ju-sport e i sostenitori del Ju-educazione va avanti da anni senza soluzione di continuità.
Ritengo tuttavia importante, per chi si avvicina al judo completamente a “digiuno”, ricordare le sue origini marziali, quale fu il suo contesto culturale e storico e quali le ragioni della sua evoluzione. Il judo trae la sua origine dall’antico ju-jutsu: arte marziale di lotta corpo a corpo impiegata dai Samurai ai tempi delle guerre tra gli Shogun per la supremazia feudale.
Nel periodo d’oro, Era Edo (Tokyo) del 1604 – 1867, il Giappone vide una certa stabilità politica sotto l’“egida” della governante classe militare (Bushi). Fu in tale situazione di pace che i Samurai, pur continuando a dedicarsi allo studio delle arti marziali, iniziarono a sviluppare anche doti intellettuali (poesia, teatro, ikebana etc) con esercizio sia fisico che mentale. “La ricchezza del tempo di pace è permettere la preparazione marziale per il tempo di guerra” – brano tratto da “Hagakure” Codice Segreto dei Samurai – A seguito dell’apertura del Giappone all’occidente, nell’era della restaurazione Meiji (1853), il ju-jutsu e l’intera classe sociale dei Samurai caddero in disgrazia. A tal riguardo, richiamo il film “L’ultimo Samurai” che, benché romanzato all’americana (n.d.r.), offre un quadro sociale e culturale assai significativo di tale fase storica.
Jigoro Kano Fondatore del judo fu Jigoro Kano, pedagogo nato in Giappone il 1860 e morto nel 1938, che alla ricerca di una “ginnastica” che gli permettesse di sopperire alla sua esile costituzione, iniziò ad approcciarsi allo studio del ju-jutsu, contro gli usi ed i pensieri del tempo, finendo per coordinare un suo metodo particolare di lotta.
Nasce così il judo, che nei pensieri del fondatore doveva divenire metodo di insegnamento nazionale (si legga a riguardo “Fondamenti del Judo” della Luni Editrice). Dalla fine dell’800 in poi, il judo ebbe non solo una estesa diffusione in terra natia ma anche a livello internazionale.
In Italia la prima Federazione di ju-jutsu – judo si ebbe nel 1924, grazie all’operato di Carlo Oletti (1886-1964).
Da allora è stato un crescendo sino al riconoscimento a sport olimpico avvenuto nel 1964 a Tokyo.

Ed arriviamo al judo inteso e praticato come sport

Ideogramma del judo Nonostante questa sua trasformazione ed evoluzione, per certi versi inevitabile, il judo rimane tuttavia un’arte marziale che basa le proprie tecniche sul principio fondamentale del miglior impiego dell’energia – Sei Ryoku Zen Io, inteso coma la massima efficienza nell’uso dello spirito e del corpo.
La stessa parola Judo racchiude in se tale principio.
Essa infatti consta dei due ideogrammi JU che significa “cedevolezza” “ dolce” e DO che indica la Via. “La flessibilità che vince la brutalità”. Ove il principio della flessibilità può essere brevemente spiegato in tali termini: dinnanzi ad una forza che mi si oppone non resisto opponendovi la mia (brutalità), bensì “cedo” all’attacco (flessibilità) ed utilizzo tale forza avversa a mio profitto.
E’ infatti ovvio che se opponessimo forza a forza vincerebbe colui che “fisicamente” ne è più dotato. Ma cosa accadrebbe se invece di contrastarla, la stessa forza avversaria la usassimo a nostro vantaggio? Ad essa si andrebbe ad aggiungere la nostra e con un minimo sforzo otterremo il massimo profitto. Tale principio viene adottato anche dallo sportivo durante una competizione. Il Judo infatti oltre a cercare un’educazione del corpo (sport) aiuta ad educare anche lo spirito, di modo che dinnanzi ad un’avversità esso si presenti flessibile e pronto ad ottenere il massimo profitto con il minor impiego di energia. Nel rispetto pertanto dell’antico Bushido (codice morale del guerriero) e dell’odierno spirito agonistico, il nostro Dojo di Via Pietro Gai (letteralmente casa della Via) è veramente il luogo di allenamento per lo spirito e per il corpo, ove ogni judoca (colui che pratica il Judo) è libero di scegliere e praticare la propria Via della Cedevolezza.

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